Alessio Cristini

Alessio Cristini

Relatore

Il Distanziamento Sociale

Il distanziamento sociale, ad oggi la principale barriera contro il Coronavirus, è “l’insieme delle misure ritenute necessarie a contenere la diffusione di un’epidemia o pandemia, come, per esempio, quarantena dei soggetti a rischio o positivi, isolamento domestico, divieto o limitazione degli assembramenti, chiusura delle scuole…” (Treccani).

Chi l’avrebbe mai detto che stare a casa avrebbe salvato il mondo. La scienza lo aveva capito almeno da un secolo fa quando, nel 1918, la pandemia colpì la città di Philadelphia e Saint Louis: mentre a Saint Louis, ai primi casi d’influenza spagnola le autorità ordinarono un severissimo isolamento bloccando sul nascere la diffusione del virus, a Philadelphia un ritardo di cinque giorni nell’attuazione del lockdown aumentò più del triplo la velocità di trasmissione del virus. Infatti, il distanziamento sociale diventa meno efficace se, all’interno di un gruppo, aumenta la prevalenza (in statistica medica, il numero dei casi di una malattia, o di un qualsiasi evento morboso, verificatisi in una determinata popolazione in un determinato periodo).

Il coronavirus SARS-CoV-2 è talmente nuovo che la mancanza d’immunità, con l’assenza in commercio di un vaccino e di farmaci specifici, rende ancora più importante il distanziamento sociale. L’obiettivo è distribuire su un arco temporale più lungo il numero di casi, riducendo, quindi, l’altezza del picco epidemico, diminuendo il numero dei morti e garantendo ai malati cure migliori. Proprio sulle epidemie del passato, sono stati condotti diversi studi sull’efficacia di questo tipo di misure che, nel complesso, si sono dimostrate efficaci con un grado di variabilità a seconda del contesto e del virus considerato. Il livello di contagiosità di un virus influenza anche l’estensione e l’entità della sua diffusione all’interno dei gruppi. Il numero riproduttivo “R zero” (R0) è una variabile che descrive quante persone hanno la probabilità di prendere il virus da una persona infetta.

Ad esempio, sebbene l’R0 fosse simile (una-due persone), il virus Ebola del 2014 infettò meno di un decimo di un punto percentuale dei soggetti che contrassero l’influenza spagnola del 1918. I dettagli relativi al COVID-19 sono ancora oggetto di studio ma alcuni dati suggeriscono che il COVID-19 stia a metà strada tra i picchi sporadici di infezione dell’Ebola e il ritmo costante dell’influenza: le stime sull’R0 del virus vanno da 1,5 a quasi 4 persone. Attualmente, le misure fortemente restrittive hanno portato in Italia ad un R0 di circa 0,8. Questo vuol dire che 10 persone positive hanno la potenzialità di infettarne altre 8, cioè meno di uno a persona. Tale indice deve essere mantenuto sotto l’uno, intorno allo 0,5, con misure efficaci. E’ fondamentale quindi continuare a rispettare le regole ed il distanziamento sociale. Sugli effetti di queste misure, gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità hanno pubblicato un grafico, tratto da una pubblicazione dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), in cui si vede come la curva con il picco più alto rappresenti l’evoluzione teorica dei casi, quando non vengono adottate misure di contenimento.

GRAFICO ANDAMENTO EPIDEMIA

«Il coronavirus si trasmette soprattutto attraverso le goccioline (droplets) emesse tossendo e starnutendo, ma anche parlando» spiega Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Per evitare il contagio, la distanza di sicurezza consigliata in Europa è un metro. I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americani consigliano 6 piedi (1,8 metri). Uno studio del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston ha misurato fino a 8 metri, in caso di colpi di tosse o di starnuti potenti. Nel contesto del COVID-19, che si è diffuso più rapidamente nelle città rispetto alle zone rurali, le dimensioni di gruppi e il distanziamento sociale sono misure che aiutano a limitare la diffusione della malattia, dice Caillaud, primatologo presso l’Università della California, a Davis. Tuttavia, Anders Johansson, ingegnere di sistemi dell’Università di Bristol, ha rilevato che il numero di persone all’interno di un gruppo è meno determinante della densità delle persone stesse e della quantità di tempo che queste passano a distanza ravvicinata, nella folla. Joshua Weitz, fondatore e direttore del programma di dottorato di Bioscienze quantitative del Georgia Tech di Atlanta, dichiara “È fondamentale ridurre le dimensioni dei raduni e dei gruppi di persone e attenersi alle misure di distanziamento sociale il più possibile, anche quando siamo insieme a poche persone.” Considerando una probabilità di 1 persona con COVID-19 su 5.000, il modello di Weitz indica una probabilità del 95% che qualcuno abbia la malattia, in una folla di 15.000 persone.

In questo panorama, bisogna tenere conto che l’Italia ha una popolazione anziana, molto più di quella cinese, da proteggere il più possibile da contagi. Secondo l’analisi epidemiologica datata 16 Aprile 2020 dell’ISS, i pazienti deceduti positivi a COVID-19 in Italia hanno un’età media di 79 anni con una percentuale del 65,3% di uomini.

In attesa della cosiddetta Fase 2, che partirà dal prossimo 4 maggio, continua l’elaborazione di un piano sicuro e, al contempo, efficace per far riavviare il Paese rimodulando le misure di contenimento, distanziamento sociale compreso, a partire dai luoghi di lavoro. Nell’ambito delle valutazioni preliminari, al vaglio del Governo c’è un documento dell’INAIL (“Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione”) che è finalizzato ad “identificare le attività produttive che gradualmente potrebbero riattivarsi garantendo un’adeguata sicurezza per i lavoratori e allo stesso tempo la sostenibilità complessiva delle politiche di contrasto all’epidemia”. E’ fondamentale, inoltre, garantire il distanziamento sociale anche nei trasporti pubblici prendendo opportune misure in vista della fase 2. A Roma e nel Lazio, ad esempio, tenendo conto delle prescrizioni dell’Oms che chiede almeno un metro e 80 di distacco, nella metropolitana entrerebbero solo 126 passeggeri (14 per ogni vagone) contro i 1.200 che normalmente vengono trasportati.

Stessi problemi con gli autobus su cui  potranno viaggiare al massimo circa 20 passeggeri e chi non ha la mascherina non potrà salire a bordo dei mezzi di trasporto pubblici. Per limitare gli spostamenti, è necessario consolidare lo smart working e differenziare la ripresa delle attività, che riapriranno gradualmente e, come avviene già da diversi anni a Madrid e a Barcellona, uffici, scuole e negozi dovranno avere orari differenziati così da evitare l’ora di punta.

Si prospetta in tutta Italia una fase 2 in cui parole come “distanziamento sociale” entreranno a far parte del lessico quotidiano per evitare di vanificare tutti i sacrifici fatti finora ripiombando nell’emergenza sanitaria.

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Riferimenti

http://www.treccani.it/

https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2020/03/05/coronavirus-governo-misure.html

https://www.ilmeteo.it/notizie/coronavirus-in-diretta-iss-il-picco-stato-raggiunto-ecco-quando-e-in-che-modo-potra-iniziare-la-discesa

https://www.nationalgeographic.it/scienza/2020/03/coronavirus-perche-e-fondamentale-evitare-gli-assembramenti

https://www.focus.it/scienza/salute/coronavirus-covid-19-distanziamento-sociale-funziona-storia

https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-rischio-C-5/rischi-da-agenti-biologici-C-52/la-proposta-di-inail-per-la-sicurezza-sul-lavoro-nella-fase-2-AR-20026/

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